- Francesco Fornaro Coaching
- Posts
- La vita comincia al primo "no"
La vita comincia al primo "no"
Realizzare obiettivi senza fare fatica, senza gestire frustrazione e dover trovare soluzioni diverse può piacere, ma non allena e indebolisce. I "no" che la vita ci offre sono l'inizio dei percorsi che portano a crescita, cambiamento e miglioramento.
Molti anni fa sono stato catturato da una affermazione che - seppure non ricordi da dove provenisse - era destinata a farmi compagnia a lungo. Diceva: "Se non chiedi, la risposta è sempre no."
Si trattava di un invito a osare, a provarci. Atteggiamento che oggi do per scontato ma che non faceva parte del mio naturale agire quando ero poco più che un ragazzo. Metterlo in pratica sarebbe stato un significativo cambiamento per me e ho impiegato anni per integrarlo nel mio modo naturale di comportarmi.
Il tempo passa e le persone compiono la loro evoluzione e oggi non solo continuo a credere in quell'affermazione ma mi spingo anche a sostenere ciò che dà il titolo a questo contenuto: la nostra vita comincia al primo no.
Lasciami spiegare che cosa intendo. Se tu ottenessi tutto quello che vuoi senza sforzo, senza impegno, senza starci male, senza fatica, sicuramente arriveresti a realizzare obiettivi consistenti, proprio perché non troveresti ostacoli sul tuo percorso. Tuttavia, il risultato finale sarebbe l'unico benefit che ti porteresti a casa. Perderesti molto altro, quello che rappresenta il vero valore che ci portiamo a casa quando perseguiamo un obiettivo o cerchiamo un cambiamento.
Quando hai preso un impegno - che sia con te stesso o verso altri - quando hai cercato un miglioramento o hai scelto di crescere in qualche ambito e gli eventi, invece di accontentarti subito, ti hanno risposto picche, dicendoti "no, questa cosa non accadrà", ecco... in quel preciso momento - magari in mezzo alla frustrazione, a un po' di rabbia, al fastidio - e forse anche senza che tu lo sapessi, è iniziata la tua partita.
Comincia proprio lì quel percorso in cui avrai modo di imparare, di riflettere sulla tua persona, di cercare e trovare soluzioni, di far funzionare il cervello, di andare oltre ciò che è confortevole per te. Quando ricevi i tuoi "no" inizia la fioritura dei semi della tenacia, della resilienza e della determinazione. Il tuo carattere si iscrive in palestra per sollevare pesi, fortificandosi. La tua mente accende la creatività e trova strade alternative, modi diversi per pensare e poi per agire, perché la strada più veloce le è sbarrata.
Quando vuoi qualcosa, il tuo vero lavorarci sopra inizia al primo "no" che ricevi indietro.

Tutto questo, che ha grande valore, ovviamente accade se tu a quel "no" rispondi rifiutandoti di fermarti. Se ti basta un solo stop per bloccarti allora forse non volevi veramente quello che dici di volere. Se ti arrendi alla prima salita non era poi tanto importante per te arrivare in cima, non è così? Se il primo "no" è sufficiente a farti desistere, l'opportunità di diventare più esperto e in definitiva migliore viene buttata via.
Puoi decidere di andare avanti, non solo malgrado quel rifiuto, ma proprio perché c'è stato. Quella prima negazione puoi associarla a un significato utile: vuol dire che da qui in poi devi accenderti, devi attivarti per trovare il modo, per generare la soluzione. Magari dovrai cambiare anche a livello profondo, in certi casi è necessario impiegare anni a superare un no, ma pensa a quanto cambiamento riuscirai a portare in atto proprio perché vuoi andarci oltre.
I "no" che la vita ci dona sono meravigliosi, perché rappresentano il punto in cui inizia la magia dell'evoluzione.
Le persone che hanno avuto troppi "sì" nel loro percorso, soprattutto nell'infanzia quando magari molto era dovuto, comodo, alla portata, facile da ottenere, corrono il rischio di presentarsi all'inevitabile appuntamento con l'età adulta con i muscoli della volontà poco allenati e deboli, con la mente non abituata a generare alternative e lo spirito non pronto a reggere le difficoltà.
Se è successo a te, sono sicuro che hai già toccato con mano ciò di cui parlo (e se te lo stai chiedendo, naturalmente sì, per me in parte è stato così e la mia ottima infanzia è stata poi anche un limite per me che ha richiesto molto lavoro per essere superato).
Se stai crescendo i tuoi figli, riflettici... e dì loro qualche "no" in più, falli faticare, falli meritare. Allenali al trovare soluzioni creative, al gestire la frustrazione, alla pazienza.
Se guidi un team concedi miglioramenti solo a fronte dell'impegno che è stato investito da chi lo compone. Non regalare: a volte è bello, ci fa stare bene, ma finisce con l'indebolire il gruppo.
Ecco perché oggi non solo quando voglio che qualcosa accada per prima cosa - naturalmente - lo chiedo. Ma sono anche contento e mi sento sfidato a fare qualcosa di speciale se la prima risposta non è un "sì".
Perché so che è quello il momento in cui si inizia a giocare.
E, giocando, mi diverto e imparo.