- Francesco Fornaro Coaching
- Posts
- La fatica che costruisce
La fatica che costruisce
Pensavo che fosse la fatica ad allenarci e l'ho creduto per anni. Poi ho capito che mancava una parola: a migliorarci e farci crescere, è la fatica nuova. Quella non ancora affrontata prima. Quella che non conosciamo.
Non pubblico contenuti da mesi e questo mi ha fatto riflettere, ma non ho ancora completamente elaborato le motivazioni e quindi non è oggi il giorno in cui ne parlo.
Credo che i contributi alla Community siano destinati a essere più sporadici, tuttavia oggi ho davvero il desiderio di condividere con chi vi fa parte un nuovo pensiero.
Chi mi segue da tempo sa che ho spesso sostenuto che la fatica sia allenante. Noi non cresciamo e non miglioriamo se non fatichiamo: al massimo, manteniamo. Vale per il corpo e vale per la mente, per le nostre abilità, per la nostra forza interiore.
È un’idea che continuo a ritenere vera, ma che negli ultimi giorni ho avuto occasione di completare. Non mi ero reso conto che ne mancasse una parte.
Per circostanze fuori dal mio controllo ho dovuto gestire improvvisamente una serie di temi lavorativi spinosi, complessi e importanti. Confesso di aver trascorso i giorni precedenti con "qualche pensiero in più": non tanto per il carico di lavoro, quanto perché non amo non sentirmi all'altezza delle situazioni, voglio sempre essere preparato. E sapevo di non esserlo del tutto.
Poi è arrivato lunedì.
E dopo lunedì sono arrivati martedì e mercoledì. La settimana trascorrerà, naturalmente.
Il mondo non si è fermato, i problemi sono arrivati esattamente come previsto ma non mi hanno travolto e, uno dopo l’altro, sono stati affrontati. Alcuni li ho risolti subito, altri con più impegno, altri ancora li sto gestendo.
E la sensazione che provo oggi è molto diversa da quella che immaginavo qualche giorno fa.
Mi sento soddisfatto e, soprattutto, mi sento più competente.
Allora, ripensandoci, ho capito che la soddisfazione non nasce da quanta fatica ho fatto.
Nasce dal fatto che quella era una fatica nuova.
Un impegno che non avevo mai sostenuto prima e che mi ha costretto a sviluppare molto in fretta capacità che, fino a pochi giorni fa, semplicemente non possedevo.
È qui che credo ci sia una distinzione importante.
Esiste una fatica che consuma ed esiste una fatica che costruisce.

La prima è quella che ripetiamo ogni giorno, identica a se stessa. Richiede energia, ci stanca, ma dopo un po’ smette di trasformarci perché il nostro cervello e il nostro corpo si sono ormai adattati.
La seconda, invece, è quella che ci mette davanti a qualcosa di sconosciuto. È la fatica dell’apprendimento, dell’incertezza, della responsabilità che non abbiamo mai avuto e delle competenze che ancora non possediamo.
In fondo, lo sapevamo già osservando il nostro corpo. Se in palestra solleviamo sempre lo stesso peso con lo stesso movimento, dopo un certo periodo il muscolo smette di crescere. Non perché abbiamo smesso di fare fatica, ma perché quella fatica non rappresenta più uno stimolo. Per continuare a migliorare dobbiamo aumentare il carico, modificare l’esercizio, cambiare qualcosa. Dobbiamo, in altre parole, affrontare una fatica diversa.
Il cervello non è molto diverso. Le neuroscienze ci spiegano che impariamo quando siamo costretti ad adattarci, quando dobbiamo creare nuove connessioni e uscire da schemi ormai consolidati. Se continuiamo a fare sempre le stesse cose, diventiamo certamente più efficienti, ma non necessariamente migliori.
L’efficienza (la cui ricerca è naturale) riduce lo sforzo. La crescita, invece, nasce quando siamo costretti a confrontarci con qualcosa che ancora non padroneggiamo.
Forse è anche per questo che alcuni periodi della nostra vita ci sembrano particolarmente significativi.
Non sono necessariamente quelli in cui abbiamo lavorato di più o ci siamo stancati di più, ma quelli in cui abbiamo affrontato problemi che fino a quel momento non avevamo mai incontrato.
Sono quei momenti a cambiare il modo in cui ci vediamo e a farci scoprire capacità che non sapevamo di avere.
Da oggi, quindi, credo che cambierò leggermente un concetto che ho ripetuto tante volte.
La fatica è allenante, sì. Ma soltanto quando è una fatica nuova.
Forse, allora, la domanda che dovremmo porci ogni tanto non è quanto stiamo faticando, ma se la fatica che stiamo vivendo ci sta semplicemente consumando oppure ci sta insegnando qualcosa che ieri non sapevamo fare.
Perché è proprio lì, in quello spazio tra ciò che già conosciamo e ciò che ancora ci può stupire, che si trova il cambiamento.